Minadeo/Di Blasio (Confintesa Sanità): “l’intramoenia diventa un lusso mentre il personale è allo stremo. basta tasse sulla salute dei cittadini e sulla dignità dei lavoratori”.

La Federazione Confintesa Sanità esprime profonda preoccupazione per i recenti dati emersi in merito all’impennata delle tariffe dell’intramoenia nelle strutture ospedaliere del Lazio. Secondo quanto riportato da recenti inchieste, i costi per le prestazioni fornite all’interno degli ospedali pubblici hanno subito rincari che in alcuni casi superano il 60%, trasformando di fatto il diritto alla salute in un servizio per soli abbienti.
“Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile,” dichiara Alessio Minadeo, Vicesegretario Nazionale di Confintesa Sanità. “Mentre le liste d’attesa nel settore pubblico rimangono bloccate, spingendo i cittadini verso l’intramoenia, le strutture aumentano le tariffe in modo sproporzionato. Questo non è solo un attacco al portafoglio delle famiglie, ma la conferma che il sistema sta fallendo. La cosa più grave è che a questi rincari non corrisponde alcun miglioramento del benessere lavorativo per il personale del comparto. Al contrario, i professionisti della sanità continuano a lavorare in condizioni di stress cronico, con stipendi che non vedono adeguamenti reali da anni.”
A rincarare la dose è Sandra di Blasio, Segretaria Provinciale Confintesa Sanità Roma, che punta il dito sulla gestione locale: “A Roma e nel Lazio la situazione è esplosiva. Vediamo tariffe che lievitano a dismisura in grandi hub ospedalieri mentre chi sta in corsia, dagli infermieri al personale tecnico e di supporto, deve fare i conti con turni massacranti e la totale assenza di politiche di welfare aziendale. Non è accettabile che il SSN diventi un bancomat che incassa dai cittadini senza investire un solo euro nella motivazione e nella salute di chi quel servizio lo garantisce con il proprio sacrificio quotidiano. Il benessere lavorativo non è un optional, è la base su cui si regge la sicurezza delle cure.”
Confintesa Sanità ribadisce con forza che non si può più prescindere da una politica di calmieramento delle tariffe dell’intramoenia, per evitare che la sanità pubblica si trasformi definitivamente in un mercato d’élite inaccessibile. È fondamentale che questi introiti non restino nelle casse delle aziende come semplici utili, ma vengano reinvestiti immediatamente nel personale del comparto, garantendo risorse certe per migliorare la qualità della vita lavorativa e riconoscere la professionalità di chi opera in trincea. Esigiamo inoltre una trasparenza totale sui bilanci delle aziende sanitarie del Lazio, perché è doveroso capire dove finiscano realmente i proventi di questi pesanti rincari tariffari subiti dalla cittadinanza.
“Senza un cambio di rotta immediato,” conclude Minadeo, “il personale continuerà a fuggire verso il privato o all’estero, lasciando le strutture pubbliche come gusci vuoti dove curarsi sarà solo un ricordo del passato.”
Comunicato Stampa
Roma, 26/01/2026


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